#2. MAL D'ARCHIVE

a cura di Chiara Agnello, Katia Anguelova e Guillame Mansart
3.03 > 2.04.2010

Il progetto Milano/Marsiglia è il risultato di un dialogo tra Careof e Documents d’artistes, due organizzazioni per l’arte contemporanea, l’una italiana l’altra francese. Entrambe hanno sede presso importanti strutture di archeologia industriale dedicate alla produzione artistica e culturale, La Fabbrica del Vapore a Milano e La Friche La Belle de Mai a Marsiglia, ma soprattutto sono impegnate nella promozione e nella documentazione della creazione artistica attraverso vari strumenti, primo fra tutti l’archivio.

Con Milano/Marsiglia #2. Mal d’archive prende avvio la seconda parte de progetto presso La Galerie del La Friche La Belle de Mai e l’Istituto Italiano di Cultura, entrambi a Marsiglia.

La mostra, che trae il suo titolo da un testo di Jacques Derrida (Mal d’archive. Une impression freudienne, Éditions Galilée, Paris 1995), nasce all'interno di un archivio (Careof DOCVA) per l'arte contemporanea costituito da pubblicazioni, video e documentazioni di opere - la parte più viva e in costante evoluzione fra i materiali conservati. Allo stesso tempo è pensata come una riflessione articolata sul tema dell’archivio, sempre più presente nelle pratiche artistiche contemporanee. Ufficiale o personale, l’archivio conserva conoscenza storica e memoria. Condensa un interesse per il passato, offre l’accesso a fatti concreti, permette di stabilire una relazione viscerale con uno spazio e un tempo altro, di ricostruire una storia in modo più o meno veritiero, di confrontarsi con i meccanismi di trasmissione della conoscenza e della memoria.

L’archivio nella sua essenza è il luogo nel quale il pensiero diventa materiale, allargando significati. “Articolare storicamente il passato non vuol dire riconoscerlo com’era veramente” - scriveva Walter Benjamin (Il pescatore di perle, Mondadori, Milano, 1993) - “vuol dire afferrarne la memoria in modo che possa emergere nei momenti di pericolo”.

Gli artisti selezionati riconducono la propria pratica ad un processo di ricerca che porta, in alcuni casi, ad una forma di accumulo, come nella collezione di oltre 80 immagini delle coste italiane raccolte da Matteo Rubbi (Pomeriggio in cui tutto fu inutile, 2007) o nelle enigmatiche fotografie di Linda Fregni Nagler (La Neve e La Pioggia - Snow and Rain, 2007; Anytime in the Second Half of the XX Century, 2008; Suono Bianco - The White Sound, 2008), dove l’istinto di collezionare e di conservare si intreccia alla necessità di riappropriarsi e ‘rileggere’ immagini esistenti. In altri casi l’archivio è il punto di partenza per riscrivere la Storia, o una sua possibile versione, come nella serie di progetti di Rossella Biscotti (The sun shines in Kiev, 2006; The undercover Man, 2008; Le teste in oggetto, 2009). Talvolta il racconto ufficiale si intreccia al vissuto personale: Daniela Comani redige un diario personale a partire da un lungo elenco di affermazioni tratte da notizie del ventesimo secolo (Sono stata io - Diario 1900-1999, 2002); Ian Tweedy (Olympia, WA, 2009), crea un dialogo fra immagini personali e materiali filmati, generando un lavoro alla frontiera fra finzione e documentazione.

Se Meris Angioletti esplora i meccanismi della memoria (James Joyce, Finnegans Wake, Faber and Faber, London 1975, 2008), partendo da dati puramente mnemonici connessi ad aspetti immaginifici e di finzione letteraria, Mauro Vignando (PSI 1971-2009, 2009; Buddha, 2009; Untitled, 2007), lavora sulla progressiva perdita generata dall’atto del ‘tradurre’ sino alla trasformazione dell’elemento originario.

In Gallisterna (2008), Davide Savorani lascia emergere “una forma di ritualità imprecisa e di incerta classificazione, dove gesti, suoni ed azioni riportano alla memoria rituali domestici e addomesticati”.

Nel suo Mal d’archive Derrida sottolinea la natura fortemente politica dell’archivio. Controllare l'archivio significa gestire la memoria stessa, definire in modo autocratico cosa merita di essere ricordato e cosa può essere dimenticato. Come sottolinea l’etimologia della parola – dal greco archeion (il magistrato che rappresenta la legge nell’Antica Grecia) - l’archivio diventa espressione di un’autorità, “è uno spazio liminale in cui pubblico e privato finiscono per collidere, dove l'ingresso e l'uscita sono regolati da meccanismi arcani e arbitrari”. Con modalità differenti, gli artisti in mostra sembrano esercitare questo potere loro concesso dall’arte: accumulare, conservare, tradurre, eliminare, proteggere…

Presso ‘La Galerie’ de La Friche il pubblico potrà consultare inoltre opere e documentazioni dell’Archivio DOCVA, free press italiani e informazioni su spazi indipendenti.

Autour des videos racconta la ricerca di 10 artisti italiani attraverso una selezione di 5 opere video ciascuno: Yuri Ancarani, Rossella Biscotti, Francesca Grilli, Michael Fliri, Invernomuto, Rä di Martino, Antonio Rovaldi, Gianluca e Massimiliano de Serio, Marinella Senatore, ZimmerFrei.

 In Ultramegadrops Mario Gorni condensa una selezione di video storici di Claudio Ambrosini, Umberto Bignardi, Paolo Fassetta e Luigi Viola, Ugo La Pietra, Piccolo Sillani Djerrahian, Michele Sambin, Guido Sartorelli.

Massimo Carozzi offre una panoramica di diversi approcci alla pratica sonora con Le travail du son, un audioscreening presentato presso ‘Le Studio’ con brani di Salvatore Arangio, Riccardo Baruzzi, Andrea Belfi, Riccardo Benassi Francesco Brasini, Francesco Cavaliere, Attila Faravelli, Luciano Maggiore, Stefano Pilia, Claudio Rocchetti, Lorenzo Senni, Valerio Tricoli, Dominique Vaccaro.

#2. Mal d’archive include l’intervento site-specific I dadi sono sul tappeto di Dafne Boggeri presso l’Istituto di Cultura Italiano. Il progetto si sviluppa a partire da una serie di frasi che provengono da una lunga lista di messaggi in codice usati dal 1939 al 1945 durante le comunicazioni di Radio Londra, emittente BBC, per raggiungere le formazioni di resistenza partigiana francesi e italiane.

Definiti “messaggi personali” all'interno del palinsesto dei programmi dell'emittente inglese, queste comunicazioni enigmatiche - circondate dal segreto più assoluto - hanno rappresentato una vitale fonte di informazione e speranza per tutte le persone sintonizzate in modo clandestino. Si tratta di espressioni che costituiscono una documentazione raramente decodificata, di cui possiamo solo tentare di ipotizzarne il senso strategico.

Oggi, a prescindere dal contesto d’origine, le stesse frasi, che alludono a situazioni comuni e quotidiane, sembrano suggerire una raccolta surreale di brevi versi in bilico fra la tecnica haiku e la sperimentazione Dada, di cui possiamo nuovamente immaginare uno o più significati ancora...

In occasione dell'inaugurazione, la sala del teatro dell’Istituto ospita la performance musicale per piano Water for the ears dell'artista tedesca Sonja Cvitkovic. Il tema musicale, inteso come annotazione in progress, si articolerà attraverso melodie, loop e improvvisazioni.

Il pianoforte occupa in questo progetto il ruolo reale e simbolico di “macchina dei codici”. Proprio Radio Londra usava aprire i suoi collegamenti con le prime note della Quinta Sinfonia di Beethoven che, scandite secondo l’alfabeto Morse, rappresentano la lettera "V".