Carlo Cecchi

A CURA DI
Fulvio Abbate

Dal 13.10.1991 al 20.11.1991

Guardando i quadri di Cecchi ci accorgiamo subito di un bianco calcinoso, imbevuto dal giallo degli ossidi, una tinta che è forse quella più vicina all'idea della placenta, del tuorlo, della sostanza che fa compagnia alle cose nel loro tempo iniziale.

Quindi il bianco dell'affioramento, del parto, della venuta al mondo, della rivelazione, e diciamolo pure, benchè il termine sia ormai vergognosamente usurato, dell'epifania. [...] Ciò cui guarda è probabilmente la propria interiorità: espressamente lirica, elegiaca, fatta di parvenze e di segni essenziali; forse anche organici.