Italo Zuffi • Adesso mi sento a casa

PRESENTAZIONE DI
Cristiana Perella

Dal 05.04.1998 al 02.05.1998

In un saggio intitolato "Das Unheimliche (Il perturbante)", Sigmund Freud indica con questa parola la sensazione di spiazzamento, di inquietudine e disorientamento provocata da una cosa o da un evento apparentemente familiare e conosciuto che invece rivela una sua faccia oscura, una contraddizione imprevista, rendendo complicata la sua archiviazione nella nostra coscienza come fatto già noto.

Una persona a cui accade qualcosa di "unheimlich" non si sente, in tale occasione, propriamente "a casa" e "come in patria" (questo, infatti, é il significato del termine "heimisch" a cui l'"uneimliche" si oppone), ma prova un disagio sottile, un'insicurezza data dalla difficoltà di stabilire il controllo dell'intelletto sulla cosa nuova che a prima vista sembrava così familiare.

Tutto il lavoro di Italo Zuffi tende a creare in chi lo guarda questa condizione di ambiguità, di indecisione, a non far sentire a casa: nelle immagini che propone raramente le cose sono quello che sembrano o che dicono di essere e, comunque, non svelano mai fino in fondo la loro natura, mantenendo sempre una certa dose di incongruenza paradossale.

Già le sue prime opere, dove si travestiva appropriandosi di altre identità più note, giocavano su questa ambivalenza, non portando mai a compimento in modo univoco e definitivo lo slittamento tra ritratto e autoritratto, tra sé e altro da sé.

Nei lavori presentati qui a Careof il sabotaggio delle apparenze si fa più sofisticato: le composizioni di materiali di scarto, illuminate come still life pubblicitari e fotografate, fanno pensare subito ad una sorta di romantica e scettica eroicizzazione del banale, ma rivelano invece, secondariamente, un'artificialità ben più sostanziale e destabilizzante, contravvenendo infatti, anche se impercettibilmente, alle leggi fisiche, dato che il pavimento bianco su cui poggiano é in realtà un soffitto.

Con lo scambiarsi dell'alto e del basso anche il solito si muta nell'insolito, il naturale nel non-naturale, smentendo ciò che percepiamo con un effetto tanto più perturbante quanto più la fiction é accurata, l'attendibilità apparentemente insita e prestabilita, vedi l'immagine dove le sgocciolature di vernice colano verso il basso esattamente come ci si aspetterebbe che facessero se tutto fosse normale.

Molteplici interferenze che producono un "effetto soglia" simile a quello dello specchio di Alice: oltrepassandolo ritroviamo in primo luogo e sorprendentemente una realtà perfettamente uguale a quella che abbiamo abbandonato, altrettanto realistica e quotidiana, una realtà altra che si potrebbe benissimo scambiare per quella di sempre, senonché, infrante le leggi fisiche che il codice vuole invalicabili, essa ospita fenomeni e possibilità che l'altra non tollera.

Nel video The Reminder il rapporto tra realtà e finzione é nuovamente rovesciato: le posizioni di equilibrio improbabile in cui Zuffi stesso si riprende sembrano frutto di trucchi illusionistici e invece sono raggiunte realmente. Così ossimorici e paradossali sono anche gli "Osservatori trasportabili", dove forma e funzione si contraddicono vicendevolmente, nell'assurdità di strutture fatte per vedere fuori prive invece di aperture, di oggetti presumibilmente legati a delle condizioni geografiche e spaziali estremamente precise costretti invece al nomadismo.

Persino i volumi razionali e geometrici stridono con la malleabilità dolce e profumata della cera naturale scelta per realizzarli. E destituite da ogni funzionalità sono, infine, anche le lastre di vetro frantumate di "Esterni", non più in grado di chiudere, di proteggere, di offrire riparo, di sigillare, di separare il dentro dal fuori.

Quando ogni regola é sovvertita dal suo interno, quando niente é più familiare, consueto, e ogni porta é aperta, Italo Zuffi si sente a casa.

Cristiana Perrella