Barbara Brugola • Giro Tondo

A CURA DI
Gabi Scardi

Dal 7.10.2001 al 27.10.2001

Strani, perturbanti personaggi di un mondo alterato ci si presentano dalle pareti della sala. Su tanti fogli di carta perlacea, la mano di Barbara Brugola ha tracciato disegni nei quali sembrano cristallizzarsi figure emerse da una visione onirica. Sono ragazzine con il viso da gatto, giovani uomini con testa da coniglio, bebe' che non inteneriscono. Campeggiano su un paesaggio minimale, costituito dal dilagare di tante macchie, che sono pertugi, bosco, paludi, muffe.

Le bimbe-micio se ne stanno sedute, rigide e sole, sulle loro seggioline. Tengono in grembo un mazzolino di fiori e, con la mano, lo proteggono, come a difenderlo dal mondo. Le gambe calzano lucidi stivaletti rossi, oggetto del desiderio di tutte le bambine del mondo. Eppure non c'è gioia nel loro sguardo alterato dalla sensazione del pericolo incombente.

Poco più in là stanno alcuni giovani uomini con fattezze da coniglio. Uno di loro indossa un'aggressiva tuta di pelle nera, il secondo si abbandona, discinto e scomposto, su una sedia. Ha le mani legate, ma pare ugualmente a proprio agio, proprio come gli altri, che si muovono sciolti e sicuri di sè. Il loro sguardo è quello, insidioso, di esseri potenzialmente malvagi. I loro pensieri, non c'è dubbio, congiurano contro l'incolumità delle gattine. Un neonato, che nessuno di noi desidererebbe aver generato, ha le unghie dei piedi femminilmente laccate di rosso e il viso coperto da una maschera che gli impedisce la vista.
In questo mondo animale di vittime e di carnefici non sono le nostre convenzioni a presiedere la spartizione dei ruoli: qui il coniglio è l'aggressore, il gatto diventa vittima. Ciò che conta è che ognuno di questi esseri è un doppio. Quasi a suggerire che in fondo, a volte l'uomo è semplicemente maschera dell'animalità.
Non sarebbe difficile rintracciare una colta genealogia per le figure ibride di Barbara Brugola. Ma la tensione delle sue gattine autistiche e arrabbiate, del suo bimbo grottesco e ambivalente, l'espressione ambigua e minacciosa dei suoi conigli non hanno un'origine letteraria. Emergono, invece, da una dimensione più intima; è la profondità psichica a generare mostri, dando forma a questo mondo fantastico che non ha nulla di rassicurante, è nel sogno che la bestialità si coniuga all'umano affinchè l'ossessione si possa palesare sotto forma sensibile. Ma stupisce constatare che nella spaventosa ciclicità di questo incubo non c'è resa. Le gattine continuano a vigilare, la lotta continua.

Gabi Scardi