Semiconductor e son:DA • Platform #1

A CURA DI
Chiara Agnello

Dal 22.02.2006 al 05.03.2006

La coppia di artisti inglesi Semiconductor e il duo sloveno son:DA espongono a Milano per la prima volta insieme, in una mostra a cura di Chiara Agnello.
Non tanto una doppia personale, piuttosto - come suggerisce il titolo - una piattaforma per sollecitare una collaborazione. Lo spazio espositivo di Careof si propone quale contenitore neutro dove generare un’unica e grande composizione: le stampe digitali di son:DA, che rappresentano uno spazio affollato di fili elettrici, cavi, componenti hardware e campi magnetici, come nella serie Room (2004-2005), dialogano con il continuo fluire d’immagine e suono generato dai Semiconductor. Fra i loro più recenti video presentano a Milano 200 Nanowebbers (2005), ipotetico viaggio nella microtecnologia e All the Time in the World (2005), affascinante tentativo di “rianimare” il paesaggio, coniugando registrazioni audio di un’eruzione dell’Etna e immagini di scogliere e  spiagge nate dal movimento delle zolle tettoniche.

L’incrocio di pratiche e tecniche è uno degli elementi più interessanti che accomuna l’approccio dei due gruppi. Entrambi indagano quelle zone di confine fra immagine e suono, e più in generale fra arte e live media , con uno sguardo attento verso altri ambiti, quali la scienza – Semiconductor hanno terminato da poco una residenza presso l’Art and Space Science, Berkeley Space Sciences Lab (USA).

Sia Semiconductor che son:DA si relazionano con la tecnologia dando vita ad una collaborazione con la macchina. In entrambi c’è una dimensione di confronto fra il puramente digitale, le procedure analogiche che implicano una realtà aleatoria e l’uso dell’errore come coproduttore. «Impieghiamo molto tempo a rimuovere i settaggi di default del computer che cercano di mantenere le cose ‘realistiche’ e ‘pulite’» sottolineano i Semiconductor. Nei video – o sound films, come preferiscono chiamarli – gli artisti inglesi rivelano sistemi di caos, posando l’accento sulla natura temporale ed effimera del mondo fisico, della città e del paesaggio in continua mutazione. In tali esplorazioni il suono assume un ruolo centrale, divenendo strumento che esplora e controlla il processo di generazione dell’immagine.
In modo simile, i son:DA nelle grandi stampe al plotter usano per disegnare mouse e software come photoshop, dove il segno, se ingrandito, rivela la propria natura frammentaria e pixelata. Anche nelle installazioni, il duo sloveno si appropria di materiali quali cavi e prese per generare caos ed includere oggetti e strutture preesistenti.
 

Bio

Semiconductor: Ruth Jarman (Fareham, 1973) e Joseph Gerhardt (Oxford, 1972). Collaborano dal 1997
2005: Tate Britain, Londra; Gymnasium Art Gallery, Berwick; The National Gallery of Australia, Canberra;Museum of Contemporary Art, Lione, Transmediale, Berlino. 2004: The British Council, Gerusalemme; Worm - Computer Cinema festival, Rotterdam; Electroscape, Montpellier; Scratch, Lightcone, Paris; Sonar, Barcelona; ZKM, Karlsruhe. 2003: ICA, Londra; Royal College Of Art, Londra; Biennale di Venezia; Experimenta, Melbourne; Netmage Live Media Festival, Bologna.

son:DA: Metka Golec (Maribor, 1972) e Miha Horvat (Maribor, 1976). Collaborano dal 2000. 2005: Museum of modern art, Ljubljana; Mario Mauroner contemporary art, Vienna; Porschehof&Kunstverein, Salisburgo; Biennale of graphical arts, Ljubljana; Turner contemporary, Margate. 2004: Kibla.Kibela, Maribor; Gallery Meduza, Koper; Galerija Skuc – Ljubljana; musikprotokoll am Steirischeherbst, Graz; Institute for contemporary art, Sofia; MACRO, Roma; Tate Modern – Londra; Contemporary Art Museum St. Louis, USA; Stedelijk Museum, Amsterdam.

Testo critico

Sul lavoro di semiconductor e son:DA
Di Chiara Agnello

Semiconductor e son:DA, i primi inglesi, i secondi sloveni. Gli uni attivi dal 1997, gli altri dal 2000. Formatisi in contesti differenti, Ruth Jarman e Joseph Gerhardt da una parte e Metka Golec e Miha Horvat dall’altra, scelgono un nome che allude all’indagine, al trasferimento, alla rielaborazione di dati. In comune hanno un approccio che va nella direzione dell’incrocio di pratiche e tecniche. Esploratori del confine fra immagine e suono, fra arte e live media, fra astratto e figurativo, fra spontaneo e  pre-programmato, Semiconductor e son:DA, nell’avvalersi delle “nuove tecnologie”, danno vita a una pratica artistica che prevede una collaborazione con la macchina. In entrambi c’è una dimensione di confronto fra il puramente digitale, le procedure analogiche che implicano una realtà aleatoria e l’uso dell’errore come coproduttore.
«Impieghiamo molto tempo a rimuovere i settaggi di default del computer che cercano di mantenere le cose ‘realistiche’ e ‘pulite’» sottolineano i Semiconductor. Nei video e nei sound films - come spesso preferiscono chiamarli – gli artisti inglesi rivelano sistemi di caos, posando l’accento sulla natura temporale ed effimera del  rivelano sistemi di caos, posando l’accento sulla natura temporale ed effimera del mondo fisico, della città e del paesaggio in continua mutazione. In tali esplorazioni il suono assume un ruolo centrale, divenendo strumento che controlla il processo di generazione dell’immagine.
In modo simile, i son:DA nelle grandi stampe digitali su tela usano per disegnare il mouse e un software come Photoshop, dove il segno, se ingrandito, rivela la propria natura frammentaria e pixelata. Nelle installazioni, il duo sloveno attraverso l’uso di materiale prevalentemente elettrico, come cavi e prese, si appropria di oggetti e strutture preesistenti per generare caos e creare zone di tensione in un ambiente dato.
Platform #1 offre l’opportunità di un reale dialogo fra il lavoro di Semiconductor e quello di son:DA.  Lo spazio espositivo di Careof appare pervaso da una tensione, un caos creativo di cui sono parte sia le architetture urbane che il paesaggio naturale, così come  raccontano i video di Semiconductor, e le stampe digitali su tela di son:DA.
Il lavoro di Semiconductor innesca un viaggio che dalla micro dimensione di 200 Nanowebbers (2005), si evolve attraverso Linear (2001), dove si racconta di energie e di forze preesistenti, richiamandosi alla Stringle Theory, per attraversare poi le Inaudible Cities (2002), in cui le costruzioni sembrano evolversi secondo logiche proprie.
E’ in All the Time in the World (2005) che il paesaggio urbano immaginato lascia spazio ad un’apertura verso il paesaggio naturale. Qui anche la natura diviene parte di uno stesso processo.
Tale evolversi d’immagine e suono, tale gioco di scale, di passaggi dalla micro alla macro dimensione trova un dialogo con il lavoro dei son:DA. L’intervento del duo sloveno riesce infatti ad inserirsi in quel continuo fluire determinando pause cariche di tensione e potenzialità. Nelle grandi composizioni gli artisti sloveni reintroducono l’elemento umano - che manca nel lavoro dei Semiconductor – rappresentato sempre in uno spazio affollato di fili elettrici, cavi, componenti hardware e campi magnetici, come nella serie Room (2004-2005). Il loro è uno sguardo dissacrante. Sottolineano invece di negare, quasi a guardare dentro quella realtà urbana osservata a volo d’uccello nelle Inaudible Cities di Semiconductor. I son:DA rappresentano situazioni di calma apparente, forse immediatamente prima di improvvisi sconvolgimenti.