10 May 2026 16:53:05
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c/o careof

Organizzazione non profit per l’arte contemporanea

c/o careof

Rebecca Moccia • Nostalgism

15.05 - 28.16.2026
Temple Bar Gallery + Studios, Dublino

venerdì 15 maggio
16.00 - Screening a cura di Marta Bianchi: proiezioni dei film di Simona Andrioletti, Riccardo Giacconi, Rebecca Moccia e Giulio Squillacciotti, dall'Archivio Video di Careof, e talk tra Marta Bianchi, Rebecca Moccia e Michael Hill

inaugurazione: 14.05.2026, ore 18.00 - 20.00

Temple Bar Gallery + Studios a Dublino presenta “Nostalgism”, nuovo progetto multidisciplinare di Rebecca Moccia che esplora la nostalgia come componente dell’ansia contemporanea e la sua strumentalizzazione all’interno dei sistemi socio-economici neoliberali. Questa ricerca prosegue un’indagine avviata con “Ministry of Loneliness”, co-prodotto da Careof.

Le origini della nostalgia rispecchiano l’emergere della modernizzazione occidentale e l’avvento della Rivoluzione industriale. Il suo legame con il sentimento di nostalgia per la propria casa è arrivato a indicare un desiderio che attraversa spazi fisici e temporali per coloro che sono separati dalle proprie terre d’origine a causa di migrazione, lavoro o servizio militare. Al di là della dimensione sentimentale, Moccia mette in luce come la nostalgia venga sfruttata per governare e orientare le emozioni, evocando un passato idealizzato e alimentando interessi nazionalistici e ideologici.

La ricerca di Moccia attinge al suo background nella città di Napoli. Le sue connessioni personali, familiari e geografiche con la città attivano una riflessione su come l’identità culturale e i tratti psicologici vengano costruiti e definiti dai contesti sociali e politici nel corso delle generazioni. Queste tensioni sono amplificate dalle divisioni economiche, politiche e di classe che storicamente sono emerse, e che ancora persistono, tra il nord e il sud Italia. Moccia adotta una prospettiva situata, tornando al luogo d’origine della sua famiglia per riallinearsi con le eredità materiali ed emotive del contesto in cui si è formata la sua visione del mondo.

La mostra presenta un’opera video multicanale che ritrae Moccia e la sua famiglia mentre mappano e percorrono diversi luoghi di Napoli e dei suoi dintorni, tra cui le pendici e il cratere del Monte Vesuvio, i vicoli storici della città, i resti delle fabbriche sul lungomare e una base NATO abbandonata. La struttura non lineare riflette la storia di instabilità e dislocazione vissuta da molti a causa delle influenze geologiche, militari e finanziarie che hanno segnato la città nel corso dell’ultimo secolo. L’opera è co-firmata dai membri della famiglia di Moccia, che hanno contribuito in modo formale e informale alla ricerca, partecipando alla pianificazione delle riprese, alla scelta delle location, alla realizzazione delle scene e alla rielaborazione di gesti tratti da fotografie e film d’archivio raccolti dall’artista durante la sua indagine. Il video è presentato su schermi di diversa scala e formato, sia analogici sia digitali, e mostra riprese effettuate con dispositivi differenti. La sua struttura sovrapposta e disordinata complica intenzionalmente gli strati di nostalgia culturale e sociale, articolandosi per disgiunzioni e accumuli piuttosto che per coerenza o chiusura.

Completa l’opera una colonna sonora originale del sound artist Renato Grieco e un testo narrativo di Vincenzo Estremo, tradotto da Ema Stefanovska.

Al lavoro filmico si affianca una scultura di grandi dimensioni composta da un insieme frammentato di fusioni in alluminio, le cui forme derivano dai flussi lavici mappati durante l’eruzione del Vesuvio del 1944, mentre la città di Napoli era sotto occupazione militare statunitense durante la Seconda guerra mondiale. Questo momento cruciale della storia napoletana ha avuto effetti diretti sulla famiglia di Moccia, poiché sua nonna fu costretta a lasciare la casa in montagna per trasferirsi in città e sposarsi. La scultura si colloca in uno stato sospeso tra collasso e ricostruzione, riflettendo un’eredità emotiva, sociale e culturale indeterminata e involontaria. Moccia propone queste letture alternative della nostalgia come un modo per destabilizzare la narrazione del progresso imposta dai poteri del capitalismo globale, dell’estrema destra e del neoliberismo, immaginando futuri alternativi e contro-egemonici.

La mostra è curata da Michael Hill e realizzata in collaborazione con Careof, Milano. La nuova opera video di Moccia è prodotta da Careof, in collaborazione con Temple Bar Gallery + Studios, Collezione Agovino, WHITESPACE Projects Napoli e l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino.

Il progetto è accompagnato da uno screening video curato da Marta Bianchi, con opere di Simona Andrioletti, Riccardo Giacconi, Rebecca Moccia e Giulio Squillacciotti, che esplorano la relazione tra governance e intimità, tra individuo e corpo sociale, e il rapporto tra politica, comunicazione e comportamento umano. In continuità con la ricerca di Rebecca Moccia, il programma presenta lavori in cui gli stati emotivi non sono considerati come puramente personali, ma come profondamente intrecciati alle strutture socio-politiche. Attraverso linguaggi cinematografici differenti, la rassegna riflette su come questa relazione si articoli tra spazi, tecnologie, contesti istituzionali e produzione culturale.

REBECCA MOCCIA

Tra le mostre recenti di Rebecca Moccia si segnalano: Panorama Pozzuoli 2025 (2025); il Padiglione Italiano alla 15th Gwangju Biennale (2024); Galeria Madragoa, Lisbona (2024); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene (2023); Mazzoleni, Torino (2023); ICA Milano (2023); Jupiter Woods, Londra (2022). Rebecca Moccia è dottoranda in Arti Visive e Pratiche Creative presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e co-fondatrice di Art Workers Italia.

VIDEO SCREENING

Simona Andrioletti
A Litany For Survival – 2024 (25’57’’)
L’album musicale Canti delle donne in lotta (1975), nato all’interno del movimento femminista romano, costituisce il punto di partenza del lavoro video. Andrioletti invita cinque cantanti – Lucrezia, Mavi Phoenix, Francamente, Fitza e Gündalein – a reinterpretare i brani dell’album, filmandole davanti o all’interno di architetture monumentali di epoca fascista, come l’Olympiastadion e il Sommerbad a Berlino, la Piscina dei Mosaici e lo Stadio dei Marmi, fino alla Haus der Kunst.
La musica contemporanea e i testi delle interpreti si pongono in contrasto con la monumentalità di questi edifici, costruiti da regimi dittatoriali per legittimare il proprio potere assoluto, attivando una tensione tra memoria storica, spazio e voce.

Riccardo Giacconi
Due – Italia, 2018 (16’)
Due è uno studio su Milano 2, un complesso residenziale situato alle porte di Milano.
Costruita come città utopica tra il 1970 e il 1979, Milano 2 rappresenta il primo ambizioso progetto di Silvio Berlusconi. È proprio qui che iniziò a trasmettere TeleMilano, la prima emittente televisiva privata italiana, facendo dell’area il punto di partenza dell’impero mediatico e, successivamente, politico di Berlusconi.
Milano 2, che oggi può apparire come un ordinario quartiere suburbano, ha funzionato come laboratorio per una forma di vita che, durante i decenni del “berlusconismo”, si è diffusa a livello nazionale, lasciando un segno duraturo nella cultura italiana.
Il film include un’intervista a Enrico Hoffer, progettista del paesaggio del quartiere, insieme a frammenti di una brochure del 1974 che promuoveva il progetto immobiliare.

Rebecca Moccia
Ministries of Loneliness – Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti, 2023 (17’00’’)
Ministries of Loneliness è un film non-fiction che restituisce una fenomenologia della solitudine nella società neoliberale contemporanea, indagando i suoi “ministeri” come strutture politiche, sia formalizzate sia informali.
Il progetto nasce da un lungo percorso di ricerca sviluppato in contesti differenti, tra cui Italia, Stati Uniti, Giappone e Regno Unito.

Giulio Squillacciotti
What Has Left Since We Left – Italia, Paesi Bassi, 2020 (20’)
Il 7 febbraio 1992, nella città olandese di Maastricht, venne firmato il Trattato sull'Unione europea. Decenni più tardi, i rappresentanti degli ultimi tre Paesi rimasti in Europa si incontrano nuovamente nella stessa stanza in cui il trattato fu siglato, questa volta per deliberare la chiusura definitiva della loro Unione.
In quella che appare come una seduta terapeutica, i tre personaggi, affiancati da un interprete britannico nel ruolo autoassunto di analista, cercano di confrontarsi con il proprio senso di perdita. Il dialogo intreccia in modo metaforico legami politici e personali, costringendoli ad affrontare una crisi identitaria e a interrogarsi su ciò che resta, su ciò che non è più e su ciò che potrebbe ancora essere della loro Unione.

TEMPLE BAR GALLERY + STUDIOS

Fondata da artisti nel 1983, Temple Bar Gallery + Studios è stata una delle prime iniziative autogestite e indipendenti in Irlanda.
Temple Bar Gallery + Studios è stata avviata da Jenny Haughton insieme a un gruppo di artisti, che occuparono e presero in affitto una fabbrica di camicie dismessa da Córas Iompair Éireann (CIE). L’edificio industriale dei primi del Novecento si estendeva da Temple Bar fino ai Liffey Quays. Nonostante le condizioni problematiche e talvolta rischiose, questo spazio rappresentò il punto di partenza per la creazione di studi per artisti. Oltre agli atelier, l’edificio ospitava uno spazio espositivo, un caffè, un annesso per scultori e una stamperia, contribuendo a definire l’atmosfera di Temple Bar negli anni Ottanta e a consolidarne la reputazione come polo culturale. L’iniziativa contribuì alla rigenerazione di Temple Bar come quartiere culturale di Dublino.
La creazione di Temple Bar Properties nell’agosto 1991 diede impulso al rinnovamento dell’area. Group 91, un gruppo di giovani architetti visionari, vinse il concorso per il Temple Bar Architectural Framework Plan. Temple Bar Gallery + Studios fu riconosciuta come progetto di punta e fu tra le prime organizzazioni culturali a essere ricollocate nell’ambito della rigenerazione del quartiere culturale.
L’edificio della fabbrica di camicie fu completamente ristrutturato e riprogettato su misura dagli architetti irlandesi McCullough Mulvin. Furono realizzati trenta studi per artisti, di dimensioni variabili (da 21 m² a 70 m²), distribuiti su quattro piani, mentre la galleria al piano terra venne ampliata fino a raddoppiare la sua superficie originaria. Particolare attenzione fu dedicata alla massimizzazione della luce naturale negli studi, grazie a finestre a tutta altezza. Temple Bar Gallery + Studios riaprì nel suo edificio rinnovato il 1° novembre 1994, con un Cultural Use Agreement e un canone equo concordato con Temple Bar Properties.
Oggi Temple Bar Gallery + Studios è una vivace comunità artistica nel centro di Dublino. Molti tra i principali artisti irlandesi hanno lavorato nei suoi studi ed esposto nella galleria. Nel corso della sua attività, oltre cinquecento artisti irlandesi e internazionali hanno contribuito a rendere l’organizzazione un punto di riferimento nella storia delle arti visive dell’Irlanda contemporanea.

CREDITI

Film Credits

Con Annamaria Moccia, Brigida Moccia, Claudio Fontanarosa, Cristina Nasti, Edoardo Moccia, Gennaro Cera, Giuseppe Moccia, Lorenzo Moccia, Nicoletta Moccia, Sara Moccia.

Producer | Marta Bianchi
Cinematography | Vincenzo Marranghino & Rebecca Moccia
Original Soundscape | Renato Grieco
Video Editing | Ilenia Zincone
Color Correction | Giorgia Ripa
Text | Vincenzo Estremo
Translations | Ema Stefanovska
Field recordings | Federico Grieco
Graphic Design | Riccardo Rudi
Residency coordinator | Concetta Luise
Artist Assistant | Francesca Rossi
Video archival materials and research contributions | Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS, Archivio Russo Somma, Archivio Luce, Circolo Ilva Bagnoli.