1987 - 2017 > Un compleanno lungo un anno

APRILE: Luca Vitone, Eppur si muove

L’opera sintetizza il disegno di due bandiere: quella anarchica e quella che rappresenta i popoli Rom e Sinti. Una ruota rossa in perenne movimento su fondo nero, espressione di un’idea di nomadismo libertario, che afferma il desiderio del muoversi liberamente tra i luoghi del nostro vivere.
Un regalo per Careof che è sempre in evoluzione.

30 anni sono passati, tanti o pochi che siano poco importa, ma 30 è una cifra bella e tonda, esce bene scritta, letta, suonata e cantata. Vogliamo raccontarvi la nostra storia, ma come per tutte le lunghe storie, dense di passaggi e relazioni, non lo faremo da soli. Questo sarà un anno corale, una pietra miliare che batterà il tempo ancora sospeso fra un passato e un futuro che è già qui e adesso.
Per celebrare il suo momento di vanità, Careof ha chiesto come prima cosa a 12 artisti italiani di “accendere” un pensiero per Careof e di regalarci uno speciale biglietto di auguri, che ogni mese condivideremo con voi.

GENNAIO: Enzo Umbaca, Campane per Careof

Il suono delle campane è sempre stato un punto di riferimento per la quotidianità e la vita sociale della gente, specie nei paesi, non solo per gli ecclesiastici o per lo scandire del tempo, ma nei loro diversi modi di suonare, la gente poteva ascoltare un paese, un morto, un allarme, una festa…
La gente che abitava nelle campagne o lavorava nei campi, faceva riferimento al tocco delle 12 per la pausa pranzo, o per calcolare il tempo per i turni d’irrigazione.
Alcuni anni fa, nel mio paese dopo una serata di musica, verso le 4 di notte, un giovane (il giorno dopo si scoprì che era spagnolo) si arrampicò sul campanile della piazza suonando a lungo le campane, in modo inusuale. Il mattino seguente alcune persone allarmate, si recarono dalla campagna verso la piazza, per verificare cosa fosse accaduto.

FEBBRAIO: Yuri Ancarani, Un abbraccio per Careof

Un abbraccio da Da Vinci, l'ultimo film della trilogia sul lavoro di Yuri Ancarani, finito di montare nel 2013, quando Yuri si trovava in residenza a Careof. Un abbraccio meccanico ma gestuale, fortemente simbolico, che, come nel film, sottolinea la possibilità dell’errore umano e una riflessione sulla tecnologia, altrettanto imperfetta.